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Dove sta andando il Sistema Sanitario Nazionale?

04 Dicembre 2016|

È una domanda difficile cui rispondere per chiunque, ma per un medico che come me ha sempre svolto il lavoro di clinico, impossibile. Dentro gli ospedali italiani, i medici clinici le decisioni organizzative per lo più le subiscono. Il gap tra carenza di risorse e buoni standard assistenziali è colmato dal lavoro e dalla collaborazione dei professionisti sanitari Riflessioni di un medico sul sistema Sanità Qualche giorno fa, al forum sul risk management in sanità, qualche risposta l'ho avuta, ed è venuta dagli interventi del presidente del CREA sanità, Federico Spandonaro e da quello dell'ISS, Walter Ricciardi. Intanto la spinta al cambiamento è stata economica. Dieci anni fa il SSN aveva un debito di 30 mld su poco meno di 110 mld, che era quello che gli italiani spendevano per il loro SSN. Risparmiare era l'unico modo per difendere il SSN, che voleva dire in sostanza mantenere le cure gratis per tutti. Dopo 10 anni di riforme il debito si è ridotto a 1 mld, tutto concentrato sulle solite regioni: Lazio, Campania, Calabria, Sicilia. In pratica la Sanità è stato l'unico settore in cui la spending review è stata realmente applicata. Ma cosa ha reso possibile un tale risultato? Soprattutto il federalismo. Prima della riforma, le Regioni sforavano sistematicamente il budget e lo stato pagava la differenza. Come un padre che paga i debiti di un figlio poco responsabile. Poi alle Regioni è stato dato l'onere e l'onore di gestire anche economicamente il proprio servizio sanitario. Da quel momento il padre non avrebbe più coperto i loro debiti. Se non avessero attuato politiche di risparmio sarebbe scattato prima il piano di rientro e poi il commissariamento, che implica il trasferimento dei poteri dalla Regione al Ministero della Salute. Secondo: l'aumento delle tasse regionali agli abitanti delle regioni in piano di rientro, tasse destinate a colmare il disavanzo della sanità regionale. Ironia della sorte: chi paga di più è anche chi più di frequente va a farsi curare in altre regioni, quelle più virtuose per qualità dell’offerta sanitaria. Terzo: il blocco del turn over del personale sanitario. Pochi lo dicono, ma siamo noi, i professionisti sanitari, ad esserci assunti l'onere - in questo caso senza onore - di mantenere un elevato standard assistenziale con una drastica riduzione del personale Li ho sentiti gli assessori alla Sanità e i direttori generali vantarsi di aver mantenuto la qualità del servizio risparmiando il 36% in media rispetto agli altri paesi occidentali. Mi permetto di osservare come il gap fra carenza di risorse e buoni standard lo abbiamo colmato noi con ritmi di lavoro da catena di montaggio e – diciamolo - con un sostanziale peggioramento del nostro benessere lavorativo. Ma fino a quando nessuno ci chiede come stiamo o noi non denunciamo il nostro disagio, queste cose non si sanno. Quarto: l'aumento del ricorso a prestazioni sanitarie private. Quinto: la riduzione dei posti letto ospedalieri agli attuali 3,7/1000 abitanti. Il risultato è stato l'aumento delle diseguaglianze tra prestazioni sanitarie fornite al nord, dove si concentra la quasi totalità delle regioni virtuose, e il sud, dove le regioni ora spendono fino a 1000 euro/anno in meno per cittadino rispetto alle regioni del nord per recuperare un debito decennale e forniscono un servizio non degno di un paese occidentale. Ma il punto è che tutti questi sacrifici non basteranno. Infatti se continueremo a crescere dello 0,5% all'anno versus il 3 e rotti per cento degli altri paesi occidentali non riusciremo a difendere il nostro SSN. In termini tecnici, il SSN a breve non sarà più sostenibile La quota destinata al fondo sanitario, infatti, non è fissa, ma costituita da una percentuale del PIL, intorno al 7%. Va da sé che un PIL basso non può sostenere un servizio all'altezza degli standard moderni. Ecco allora la decisione di decentrare dall'ospedale al territorio la gestione del paziente cronico, che rappresenta il destinatario dell'80% della spesa sanitaria. Le case della salute e gli ospedali di comunità ne sono un esempio. Un altro è il potenziamento della domiciliazione. Ed è così che in Calabria è stato possibile sperimentare il primo progetto italiano di gestione domiciliare di pazienti ad elevata complessità assistenziale come quelli in stato di coma vegetativo. Il progetto, finanziato dal Ministero della Salute, si chiama progetto Omeron. La gestione del paziente è affidata a un familiare che viene addestrato nel contesto della lungodegenza prima della dimissione, familiare che percepisce un’indennità di circa 500 euro al mese, con il supporto di un’assistenza domiciliare infermieristica di 2 ore al giorno per 6 giorni alla settimana e di consulenze telematiche medica e fisioterapica. Si tratterà ora di verificare nel tempo se queste misure si tradurranno in una effettiva riduzione del carico assistenziale degli ospedali, che dovrebbero diventare luoghi di diagnosi e cura destinati ai soli pazienti acuti, lasciando gran parte della gestione del paziente cronico ai servizi territoriali, meno costosi.

Rinnovo contratto pubblico impiego: gli effetti concreti dell’accordo

03 Dicembre 2016|

Finalmente, il 30 novembre scorso, a Roma è stato firmato l’accordo tra governo e sindacati sul lavoro pubblico, che nelle prime righe cita: I lavoratori sono il motore del buon funzionamento della pubblica amministrazione: da loro, dall’organizzazione del lavoro, nonché dall’organizzazione delle singole amministrazioni, dipendono principalmente i tempi di risposta e la qualità dei servizi che vengono offerti ai cittadini e alle imprese. Personale sanitario Accordo rinnovo contratto pubblico Da anni le organizzazioni sindacali e gli stessi lavoratori richiedevano a gran voce un rinnovo del contratto di lavoro, che prevedesse un aggiornamento della normativa, nonché aumenti salariali al passo con l’aumento del costo della vita del cittadino. Il contratto collettivo nazionale del lavoro (CCNL) è il documento che disciplina i rapporti tra lavoratore e datore di lavoro. Comprende le norme, i regolamenti, la suddivisione in categorie all’interno dello stesso gruppo di lavoratori, nonché gli stipendi tabellari, suddivisi per categoria economica e fascia retributiva. Ma andiamo a vedere nello specifico cosa prevede l’accordo firmato a Roma (/index.php?option=com_content&view=article&id=44555&catid=136&Itemid=1001). Valorizzazione delle competenze. Uno degli obiettivi primari è quello di individuare sistemi di valutazione per valorizzare adeguatamente la professionalità e le competenze, mettendo in luce il diverso impegno del lavoratore all’interno dell’organizzazione. Miglioramento delle condizioni di lavoro. Un secondo obiettivo è quello di individuare le misure che possano migliorare le condizioni di lavoro, al fine di soddisfare le esigenze dei cittadini, migliorare la qualità dei servizi e i tempi di erogazione. Sarà previsto un monitoraggio periodico, al fine di misurare, attraverso degli indicatori, l’efficacia delle prestazioni delle amministrazioni e la produttività collettiva. Miglioramento degli esiti. Migliorare l’efficienza e l’efficacia lavorativa, per poter costruire un ambiente organizzativo che soddisfi lavoratori e cittadini, che monitorizzi le carenze e le necessità dell’organizzazione, al fine di evitare lo spreco di risorse, ridurre il precariato e permettere una migliore conciliazione vita–lavoro e la flessibilità oraria. Fondi economici destinati al lavoratore. Per quanto riguarda l’aspetto economico dell’accordo, il Governo si impegna ad utilizzare parte delle risorse previste per la legge di bilancio del 2017, per il rinnovo dei contratti: questo permetterà di ottenere aumenti contrattuali non inferiori agli € 85 mensili medi. Tutto questo, con un occhio di riguardo verso i livelli retributivi che hanno maggiormente risentito della crisi economica e del blocco della contrattazione negli ultimi anni. Precariato. Non da ultimo, il Governo si impegna ad assicurare il rinnovo dei contratti precari in prossima scadenza, in vista di una regolamentazione definitiva che verrà inserita nella riforma del testo unico del pubblico impiego. Un primo passo per una grande possibilità, che ci auguriamo sia in grado di migliorare le condizioni dei lavoratori. Il giusto riconoscimento per tutti gli infermieri, OSS e tecnici che ogni giorno mettono anima e corpo nel loro lavoro.

Fatti di Saronno, Ipasvi Como: "subito controlli rigorosi"

02 Dicembre 2016|

Il Collegio Ipasvi di Como, al quale è iscritta l'infermiera indagata per omicidio volontario, espone la propria posizione sulla vicenda. Ospedale di Saronno (dal web) "Subito controlli rigorosi a tutela dei cittadini e dei professionisti" I fatti accaduti a Varese (/index.php?option=com_content&view=article&id=44542&catid=136&Itemid=1001), con le indagini in corso per accertare le responsabilità nei decessi per i quali un medico anestesista dell'ospedale di Saronno (Varese) è stato arrestato con l’accusa di omicidio plurimo tra cui si ipotizza perfino quello del padre e quello del marito della sua amante, un'infermiera iscritta al nostro Collegio che deve rispondere anche lei di complicità nel delitto avvenuto il 30 giugno 2013, dimostrano che è ora di scrivere la parola fine sulla mancanza di controlli seri e strutturati. Ma anche al silenzio e all’omertà di chi assiste a episodi che vanno subito denunciati e bloccati prima che assumano toni e caratteristiche di vera follia, soprattutto dopo che gli inquirenti hanno reso noti una serie di particolari e le intercettazioni ambientali. Come ha dichiarato la stessa ministra Beatrice Lorenzin è fuori dall'immaginazione che possano accadere cose del genere in un ospedale. I Collegi e la Federazione nazionale degli infermieri da tempo chiedono che i controlli non siano lasciati all’audit professionale e alla buona volontà di singoli amministratori, ma vengano strutturati e resi omogenei e obbligatori in tutte le strutture del territorio nazionale. La nostra professione dà il massimo in questo senso: è grazie alle denunce proprio di altri infermieri e di operatori sanitari che i fatti sono venuti alla luce. Troppo tardi purtroppo. Il fatto di coinvolgere per l’ennesima volta l’immagine degli infermieri con qualcosa e qualcuno che dell’infermiere non ha davvero nulla, pone con forza la necessità di difendere il decoro e la dignità della professione. Siamo pronti ad agire di conseguenza dal punto di vista disciplinare, è ovvio, ma ancora una volta la cronaca mette l’accento comunque sulla mancanza di controlli sia preventivi che di argine a fatti su cui spesso si fa finta di non vedere. È ora di dire con forza basta! Episodi del genere provocano raccapriccio soprattutto in chi la salute e la vita la tutela e lotta ogni giorno perché nessuno la perda. Non si riesce nemmeno a immaginare che persone a cui i pazienti hanno dato la loro fiducia, possano ripagarla così Fatti del genere, va ribadito, non sono ascrivibili a una professione, ma fanno parte dello status mentale del singolo individuo. Servono controlli maggiori, regolari e continui, qualunque essi siano: non si può e non si deve arrivare a questo. E la professione deve fare in modo che siano immediatamente evidenziati simili episodi, che possano essere evitati per non creare evidenti situazioni di pericolo per i pazienti e gravi danni all’immagine, alla professionalità e alla figura dell’infermiere. E non solo. La Sanità ha bisogno di fiducia per tutelare la salute e salvare vite, non le toglie! Per questo non vogliamo che la nostra professionalità sia associata a situazioni e persone che con essa non hanno davvero nulla a che fare. Anzi, che ne sono l’esatto opposto: l’infermiere assiste e difende il malato, non uccide né partecipa per propri fini agli atti di chi lo fa. E in questo senso applicheremo con il massimo rigore le relative misure disciplinari che si renderanno necessarie a tutela della dignità professionale e dell’immagine di tutti gli Infermieri che ogni giorno operano con senso di responsabilità e spirito di abnegazione in rispetto del Codice Deontologico. A partire dalla sospensione dall’attività professionale, fino, una volta emessa la sentenza, all’eventuale radiazione dall’Albo per chi compie o si rende complice di atti che con la nostra professione non hanno nulla a che fare. Oreste Ronchetti - Presidente Collegio Ipasvi di Como

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