
Annalisa Silvestro, le ragioni del sì al referendum costituzionale
Manca meno di una settimana al voto sul referendum costituzionale. La scelta tra il Sì e il No è destinata ad impattare sensibilmente anche sul mondo della Sanità. A spiegare le ragioni del Sì è Annalisa Silvestro, senatrice Pd ed ex presidente della Federazione Nazionale Ipasvi. On. Annalisa Silvestro Le ragioni del Sì secondo Silvestro Domenica 4 dicembre 2016 gli italiani saranno chiamati a votare per il referendum costituzionale che tanto sta facendo parlare di sé e tanto sta facendo dibattere in questi ultimi mesi. Una riforma molto complessa da capire, frutto della mediazione tra le diverse anime politiche che compongono il Parlamento. Così la definisce Annalisa Silvestro, senatrice Pd e già presidente della Federazione Nazionale Collegi Ipasvi. Silvestro, dopo un’attenta analisi della riforma in oggetto, si è detta a favore del sì in senso generale, perché credo che il nostro Paese debba avere il coraggio di fare un altro salto in avanti. Per quanto concerne la materia sanitaria la riforma è assolutamente positiva – afferma Silvestro – perché supera una serie di distorsioni veramente pesanti conseguenti alla modifica del titolo V° fatta illo tempore. Il Titolo V° della Costituzione, lo ricordiamo, era stato oggetto di modifica nel 2001, quando si decise di riformare l’apparato dello Stato in senso federalista affidando alle Regioni molte competenze riservate fino ad allora al Governo centrale. Un decentramento così impostato per la materia sanitaria ha portato a dei risultati negativi per la collettività nazionale”, ha ribadito Silvestro, “perché per come stanno le cose adesso la possibilità di sopravvivenza ad un problema molto serio di salute in alcune Regioni è molto più bassa rispetto ad altre realtà regionali. Credo che gli italiani abbiano la responsabilità di cambiare questo paese e gli infermieri abbiano la responsabilità di cambiare il sistema sanitario nazionale La potestà organizzativa rimarrà alle Regioni – spiega la senatrice – ma è ben vero che con la riforma costituzionale che si sta avanzando, quello che è l’interesse collettivo in termini di salute diventa preminente. Quindi il Governo centrale avrà di nuovo la possibilità di intervenire nei confronti di quelle Regioni che disattendono tutta una serie di adempimenti legati al diritto alla salute, che non può essere diversificato in base al luogo dove si nasce o dove si vive. Altro punto chiave per gli infermieri riguarda la partita del riconoscimento delle competenze specialistiche e della disomogeneità dei percorsi formativi fra regione e Regione: Il rischio è quello che ogni Regione si faccia il suo infermiere specialista, quando invece possibilità di cura e di assistenza devono essere il più possibile omogenee a livello nazionale, così come omogeneo deve essere il riconoscimento e la valorizzazione delle competenze specialistiche acquisite dall’infermiere tanto a Bolzano quanto a Ragusa. La frammentazione del sistema salute così come oggi è organizzato, oltre ad essere incongruente con le normative e le indicazioni europee, rende meno fruibile l’assistenza ai cittadini, risultando in netto contrasto con il concetto di diritto alla salute.
Una visione integrata, per il paziente e per il professionista
Questo il filo conduttore che ha accomunato gli interventi della tavola rotonda “I bisogni della sanità si modificano nel tempo”, organizzata nell’ambito dell’evento formativo ‘Nutrizione e lesioni, rischi e responsabilità: ieri, oggi e domani (/index.php?option=com_content&view=article&id=44509&catid=147&Itemid=1001)’ svoltosi oggi - 26 novembre - a Reggio Emilia. Duecento presente all'evento di Reggio Emilia Circa 200 i professionisti presenti: infermieri (/infermiere/infermieri.html), medici, dietisti. A riprova che il bisogno del paziente e le necessità del professionista devono essere considerate in modo multidisciplinare. E gli interventi ne hanno messo in luce le molteplici sfaccettature: progetti infermieristici di assistenza, il rapporto con il paziente e con la cittadinanza, la valutazione dei rischi e l’organizzazione delle competenze all’interno delle aziende sanitarie. Un esempio di integrazione è quello condotto dalla Dott.ssa Angela Peghetti (/index.php?option=com_content&view=article&id=42349&catid=151&Itemid=1001) affrontando il tema della disabilità correlata all’assistenza. Partendo dallo studio dei principali fattori sistemici e assistenziali che aumentano l’insorgere di situazioni di questo tipo durante il ricovero ospedaliero ha elaborato un progetto – come lo ha definito la stessa Paghetti - per sensibilizzare gli infermieri a migliorare le pratiche assistenziali. E quindi gruppi di lavoro sull’individuazione dei fattori di rischio sistemici, assistenziali e sulle principali buone pratiche da adottare. E l’insorgere di problemi connessi al ricovero ospedaliero è il cuore dell’attività di un risk manager ed è stato anche il centro dell’intervento del dottor Pietro Ragni. La parola d’ordine, dal suo punto di vista, è una: Considerare gli outcome sui pazienti e sui parenti. Perché con rischio clinico non bisogna intendere solo i possibili eventi avversi, ma bisogna considerare la sicurezza del paziente nella sua globalità. Non abbiamo solo la responsabilità di non arrecare danni di salute – ha sottolineato il dottor Ricagni - , ma di non esporre nessuna delle persone in carico a conseguenze negative. E tra queste ci sono anche i parenti. Per questo è necessario prestare attenzione a qualsiasi comportamento che si sceglie di adottare. Il verbo scegliere, con una valenza etica e morale, ha un ruolo centrale per il Dott. Luca Rossi. Per il medico fare scelte è un esercizio quotidiano – spiega Rossi – e queste possono essere individuali, di strategia clinica o di governo clinico”. Ma in tutto questo il professionista non può prescindere da etica e morale, “gli strumenti per fare la miglior scelta possibile. Un esempio di come le scelte aziendali ricadono sui professionisti è emerso dall’intervento della Dott.ssa Marina Iemmi che ha presentato il legame tra centralità del paziente e la contemporanea specializzazione e integrazione del professionista dal punto di vista di un dirigente infermieristico. Gli elementi di integrazione sono molteplici: tra ospedale e territorio, tra diversi professionisti e tra differenti competenze. Tutto per adottare – come spiega Marina Iemmi, attualmente dirigente delle professioni sanitarie all’Arcispedale Santa Maria Nuova IRCCS di Reggio Emilia – i metodi organizzativi più consoni al nostro paziente. E se il futuro punterà necessariamente sui servizi territoriali, già oggi all’interno del presidio ospedaliero occorre differenziare la formazione degli operatori. Il nostro ospedale – spiega Marina Iemmi – si caratterizza per due fabbisogni: integrazione e specializzazione. Questi elementi devono coesistere e stare insieme. La traduzione è la formazione di un professionista con particolari conoscenze che devono essere messe in rete per “la centralità del paziente”, facendo anche ricorso a figure o forme organizzative specifiche come il primary nursing (/index.php?option=com_content&view=article&id=28309&catid=150&Itemid=1001), il case manager (/index.php?option=com_content&view=article&id=29267&catid=151&Itemid=1001), l’infermiere di ricerca o quello dedicato alle cure palliative (/index.php?option=com_content&view=article&id=30358&catid=154&Itemid=1806)”. Oggi le competenze necessarie nel mondo sanitario talvolta quasi travalicano il mondo dell’assistenza: Diventa sempre più importante – dichiara il Dott. Orazio Cassiani, responsabile del servizio infermieristico tecnico e riabilitativo della casa di cura Villa Verde di Reggio Emilia – definire un connubio tra la formazione sanitaria e la capacita di fare management all’interno dell’area sanitaria. Si tratta di un’attività relegata prevalentemente al manager ma che in realtà richiede competenze specifiche di tutti i professionisti del mondo sanitario. Una necessità anche per “offrire un ventaglio di opportunità" al paziente che abbiamo l’obbligo e etico e morale di poter sostenere.
Sotto la divisa, niente. Infermieri contro lo show erotico
Infermieri - sia uomini che donne - indignati e in rivolta contro lo show erotico in programmazione per questo week-end a Riccione. Getta fango sulla categoria. Il manifesto dello show (censurato da Nurse24.it) Basta con il cliché dell'infermiera sexy Immediate le proteste degli iscritti al Collegio Ipasvi di Pesaro-Urbino in seguito al volantinaggio pubblicitario del Pepenero, noto night club di Riccione, che promuove lo spettacolo "Giochiamo al malato e l'infermiera?" e che in un baleno riporta la professione infermieristica indietro nel tempo, quando a farla da padrone erano procaci bellezze cinematografiche che, in succinte vesti, avevano ben poco della reale stoffa degli infermieri. A chiedere provvedimenti è stata Laura Biagiotti, presidente del Collegio di Pesaro-Urbino, che ha scritto ai sindaci del circondario e al presidente della Provincia - Daniele Tagliolini - ai quali ha chiesto di bloccare la diffusione di materiale pubblicitario lesivo dell'immagine del professionista infermiere e della sanità in senso più generale (estremamente arduo combattere certi stereotipi, soprattutto se anche i media continuano a proporre modelli di organizzazione sanitaria nei quali il medico svetta come il solo protagonista e agli infermieri resta il ruolo dei portaborse). Grave che venga utilizzato un luogo di sofferenza come l'ospedale per reclamizzare gli eventi di un night: la salute non è un gioco Biagiotti, scrivendo anche alla presidente del Collegio di Rimini - Marina Mazzotti - e al Collegio Ipasvi nazionale, ha affermato di voler agire anche a livello nazionale, perché questo retaggio culturale così ostico da debellare è in netto contrasto con la costante crescita della professione infermieristica. Oltre a gettare discredito sulla categoria - scrive Biagiotti - questa brochure genera nel pubblico erronee convinzioni sulle competenze dei nostri iscritti, dimostrando quanto il redattore del manifesto ignori completamente che si diventa infermiere dopo aver seguito un percorso di studi universitario al termine del quale, per esercitare, serve l'iscrizion in un apposito albo. Come categoria - ha aggiunto Biagiotti - siamo dispiaciuti anche per il fatto che sia utilizzato un luogo di sofferenza e di dolore, come l'ospedale, dove gli operatori lavorano con professionalità, per reclamizzare un locale notturno. La salute non è un gioco, non può diventare oggetto di gogliardie.
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